Pinzolo Dolomiti

Arte in Val Rendena
Tra chiese medievali ed affreschi dei Baschenis

Chiesa di Santo Stefano - Carisolo

In singolare posizione, sulla sommità di una roccia che strapiomba sul fiume Sarca in mezzo ad un paesaggio alpino di rude bellezza, e del tutto isolata dal contesto dell'abitato, la chiesa di Santo Stefano fu fondata nel Trecento e rifatta quasi interamente nel corso del Cinquecento. E' nota, oltre che per la sua architettura di rustica ma interessante impronta, per il complesso di affreschi di Simone Baschenis (1519), autore anche di quelli di Pinzolo – la “danza macabra” e di Pellizzano in Val di Sole. Il pittore bergamasco ha effigiato episodi della vita di S.Stefano, i sette vizi capitali ed una “danza macabra”, grottesca e funebre parabola ammonitrice sul tipo di quella di Pinzolo, genere di un gusto importato in Italia dai Paesi nordici ma documentato anche nel nostro da esempi del Tre e del Quattrocento. In ordine cronologico, sono queste le prime pitture di Simone, ed hanno un valore più “ambientale” che stilistico, data la loro posizione sui muri della chiesa e la vivacità dei giochi cromatici in relazione con il paesaggio. Di particolare interesse l'affresco dell'Ultima cena e santi che Simone II Baschenis eseguì nel 1534.
La chiesa di Santo Stefano contiene anche un grande affresco del cinquecento, sempre opera di Simone Baschenis, che raffigura il passaggio di Carlo Magno (742-814) da Bergamo in Valle Camonica, Val di Sole e Val Rendena. Continua >>>

Chiesa di Santo Stafano Chiesa di Santo Stefano - Carisolo (foto Luciano Imperadori www.carolusmagnus.it)

Altare ligneo di Giustino

Splendida opera del Cinquecento, nel genere dell'altare ligneo scolpito, dorato e policromato, questo della chiesa parrocchiale di Santa Lucia a Giustino è, con quello di Condino delle Basse Giudicarie, tra i più alti raggiungimenti della plastica ornamentale del Rinascimento trentino. Fu eseguito probabilmente dal bresciano Stefano Lamberti, attivo nella prima metà del secolo XVI, come altri scultori bresciani, nelle valli del Trentino sud-occidentale. E' un'opera, tra l'altro, di grande mestiere plastico e scenico, oltre che di bella duttilità più propriamente scultorea organizzata attorno all'immagine centrale della Madonna; un colorismo lucente e intenso ravviva sfarzosamente le varie parti della “macchina”, sulle quali gli intagli creano episodi di raffinata sensibilità ornamentale.

Chiesa di S. Antonio Abate - Pelugo

Sorta alla fine del sec. XV la chiesa di S. Antonio Abate, caratteristica per l'andamento basso e orizzontalistico della sua struttura al quale si oppone il deciso verticalismo dell'altissimo e stretto campanile, rinnovò in forme gotiche una preesistente fabbrica altomedievale. Le larghe falde del tetto conferiscono alla costruzione un carattere rustico assai singolare ed interessante, come certe altre chiese delle Valli di Sole e di Fassa. E' assai importante anche per il complesso degli affreschi sulla facciata, adombrati appunto dalla sporgenza del tetto, e del fianco sud, opera di uno dei pittori bergamaschi Baschenis, Dionisio, che li portò a termine nel 1493. Fra tutte le opere dei Baschenis nel Trentino, queste non possono certo ambire ad una collocazione di primo piano quanto a pregi specificatamente stilistici, ma invece si raccomandano per un certo sapore rusticano, immediatamente popolareggiante, in perfetta simbiosi con il carattere dell'architettura. Alcuni affreschi, come il Sant'Antonio, la Madonna con il Bambino e la Trinità, sono stati realizzati da Cristoforo I Baschenis (padre di Dionisio) nel 1474-75. All'interno sono stati ritrovati a fine anni '80, sotto uno strato di calce, diversi affreschi in parte rovinati che sono stati da pochissimo restaurati.

Chiesa di Sant'Antonio Chiesa di Sant'Antonio - Pelugo

Danza Macabra – Pinzolo

Sul fianco meridionale della bella, antica chiesetta di San Vigilio, a Pinzolo, ampliata nel Cinquecento dal primitivo assetto medievale, Simone Baschenis affrescò nel 1539 subito sotto la falda del tetto la celebre “danza macabra”, con quaranta figure che si snodano per una lunghezza complessiva di ventun metri. Come si sa, con Simone Baschenis si chiude l'attività dei pittori Baschenis di Averara (Bergamo), maestranze vaganti di artisti che nelle valli trentine di Non, di Sole, Rendena e Giudicarie hanno operato per circa ottant'anni, fra il 1465 e il 1547. La “danza” è una sfilata di personaggi dominati dall'immagine della Morte (uno scheletro) che ghignando ricorda l'inesorabile destino di tutti, con versi rimati in volgare. Ciascun personaggio (imperatore, papa, cardinale, regina, duca, frate, monaca, guerriero, ecc.) procede danzando accompagnato dallo scheletro, accanto al cartiglio con il motto che lo riguarda: una grande personificazione della Morte cavalca devastatrice, e al termine della sarabanda ed all'inizio sono effigiati i simboli della salvazione e della dannazione. Un tono sinistramente satirico informa le scritte, lo stesso che presiedette alla visione pittorica. “Io sonte la morte che porto corona – è scritto accanto ad uno scheletro – sonte signora di ogni persona, et cossì fiera e forte e sicura, che trapasso le porte et ultra le mura”. Un marcato linearismo, aspro e incisivo, ed una cromia cupa sottolineano ed evidenziano il carattere “satanico” della singolare scena, che riprende in pieno Cinquecento il gusto dell'orrido e le funebri fantasie del Medioevo. Per i raffronti iconografici più immediati, la “danza” di Pinzolo rinvia infatti ai dipinti trecenteschi del Camposanto di Pisa ed alle allegorie mortuarie della corrente gotica internazionale siciliana.

Chiesa di San Vigilio Chiesa di San Vigilio - Pinzolo

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